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Hong Kong, maggio 1920. Nella casa sulla baia il profumo di pesco è rimasto lo stesso, e Madame Hü accoglie Corto Maltese con un tè e un rimprovero affettuoso. Corto torna dalla Manciuria poche settimane dopo la fine di Corte Sconta detta Arcana. Ha gli occhi che non sopportano ancora la luce e una voglia di fermarsi che in lui non si era mai vista: passa le serate in terrazza a guardare il mare e si rimette a suonare Chopin. Mentre la casa si riempie di musica arriva una lettera profumata, firmata da una un ricordo, una ragazza che Corto aveva conosciuto a Shanghai da ragazzo, quando con suo padre e il capitano Kee era stato ospite del signor Soong. Di quei giorni ricorda una casa bellissima, un grillo lasciato in camera come benvenuto e una ragazzina che sapeva mentire meglio di lui.
A Hong Kong però il passato deve fare i conti con il presente. In una notte di temporale Rasputin si arrampica sulla terrazza con il Gauguin che si era portato via l’ultima volta che era stato ospite di Corto e un affare da proporre: ritrovare per primo un matematico ed ex ufficiale della Marina imperiale russa, che stanno cercando in molti. Corto farebbe volentieri a meno di partecipare a quell’avventura, ma capisce presto che il suo vecchio compagno si è messo in un gioco più grande di lui.
Mentre al largo della baia incrociano le cannoniere e nei quartieri cinesi si comincia a parlare di un uomo in fuga, Madame Hü racconta a qualcuno lontano da Hong Kong ciò che accade a Corto, anche quello che lui preferisce non dire.